top of page

Intervista a Patrizia Emma Scialpi

  • ladonnaelettrica
  • 19 gen 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

Attraverso la cinepresa della regista Patrizia Emma Scialpi, la città di Taranto si presenta come un miraggio in un equilibrio miracoloso tra l’innocenza e la brutalità.


Patrizia non si avvale di nessun artificio per raccontare la condizione di un territorio preso in ostaggio dall’industria siderurgica. La regista tarantina riesce a parlare il linguaggio semplice della sua gente e mostra la bellezza attraverso l’innocenza dei bambini e la vitalità della natura resiliente al disastro ambientale verificatosi in questa zona.

Ho qui l’onore di presentare alcuni dei suoi lavori più belli e di riportare una breve intervista dell’artista Patrizia Emma Scialpi, una vera donna elettrica che riesce a coniugare arte e denuncia attraverso un gesto cinematografico che schiaffeggia con amore disarmante.


Ciao Patrizia benvenuta su ldebl.


Parliamo del tuo documentario Ogni Cosa Rosa il cui titolo fa riferimento al fenomeno dello Slopping che si manifesta con una fumata rossastra durante la fase di produzione dell’acciaio che tinge la città di questo strano colore. Ho visto che il documentario è stato realizzato in collaborazione con altri artisti, sono curiosa di sapere com’è nato il progetto.


Ogni Cosa Rosa è stato il realizzato con la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano che frequentavo insieme ai miei compagni Fabiana Foschi, Ghila Cerniani e Giuseppe Costa. Durante le riprese abbiamo innanzitutto vissuto Taranto - ognuno con il proprio grado d'esperienza e stupore verso la città; poi abbiamo costruito insieme questo progetto su cui ragionavo da tempo che è stato poi il motivo di iscrizione al corso di Documentario.

Tu, come me, sei emigrata in un altra città e non vivi a Taranto da tempo, cosa ti ha spinto a spostarti? Forse è stata una reazione dovuta alla tua sensibilizzazione di una zona dell’anima che viene continuamente ferita? Oppure un cercare altrove le armi per denunciare e difendersi dalle tante contraddizioni di Taranto? Con questo sentimento c’entra qualcosa il video Tarde Ta’?

Mi sono spostata da Taranto subito dopo il liceo per studio e probabilmente a quei tempi non erano neanche tanto chiari certi sentimenti di confronto identitario con il territorio. Durante gli anni universitari ho iniziato - parallelamente ai miei studi alla Facoltà di Archeologia di Lecce, ad interessarmi, attraverso lavori principalmente pittorici, a temi come memoria, identità,appartenenza. Ho continuato a spostarmi principalmente per motivi di formazione, dopo la laurea in BeniArcheologici a Lecce mi sono trasferita a Milano per frequentare Arti Visive presso l'Accademia di Belle Arti di Brera dove mi sono avvicinata, in maniera più decisa, al mezzo del video: a livello pittorico davo una mia personale forma ai temi della distanza, della nostalgia con la serie di lavori Love and Loss. Alla fine decisi di diplomarmi con il video Tarde Tà, un lavoro dove, in una maniera anche apparentemente leggera, si cerca una personale forma di denuncia e difesa.

Mi spieghi cosa significa video azione?

Video azione (o video performance) è la documentazione in video di un'azione che un artista compie, senza pubblico, davanti alla telecamera. Alla sessione di laurea un professore della commissione mi domandò perché il video durasse qualche minuto (e non ore per esempio?) e nonostante trovassi assolutamente intenso un lavoro di quel tipo sia per la durata - e forse anche brutalità, risposi che il video durava esattamente quanto avevo resistito io a quella sessione di pallonate. La resistenza è un fatto personale: sarebbe potuto essere un video più breve o più lungo ed avrebbe avuto un'altra intensità; cantando le note della canzone ho legato quell'azione a Taranto.

Sul tuo canale Vimeo ho visto un altro bellissimo cortometraggio Taranto Formula Bruta. Anche questo lavoro, che potrei definire dicotomico, sintetizza in modo quasi ossessivo quali siano i conflitti della nostra terra e forse anche quelli del Sud Italia. La musica, in particolare riesce a fondersi tra le immagini e a creare il legame viscerale con lo spettatore. In bilico tra sound design e musica, alcune danze richiamate nella seconda parte del corto ci invitano a cercare una soluzione e ci ricordano le ferite che portiamo addosso delle radici recise di cui siamo stati espropriati ancor prima di nascere.


Nel tuo lavoro l’attenzione che rivolgi al concetto del suono e alla sua espressione non passa inosservata. Ad esempio mi ha colpito la frase all’inizio del documentario Ogni Cosa Rosa in cui dici: <<La mia città non conosce il silenzio>>. Quanto conta l’aspetto sonoro nella riuscita di un tuo film? Intuisco che un domani, il suono possa diventare un mezzo espressivo ancora più centrale nei tuoi lavori, sbaglio?

Sapevo che non poteva mancare una domanda sul suono da parte tua e ti ringrazio per questo e per i tuoi commenti sui miei lavori. :) L'elemento del suono ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel mio lavoro e ho cercato la collaborazione spesso con diversi sound artist: per Taranto Formula Bruta e altri successivi lavori con Stefano De Santis (Urkuma); a Milano ho avuto la fortuna di incontrare Flavio Scutti e con lui ci siamo divertiti molto ideando la mostra Quincallerie dai ragazzi di Gigantic in cui si sono esibiti live il duo Calembour, Mario Conte, Tabula Rasa: una bella serata :) Un progetto a cui sono molto legata per l'interazione poi tra l'elemento video e quello sonoro è la rassegna Zèugma. Una sperimentazione folle, resa concreta dal dialogo con Valeria Raho che ha curato poi i testi del progetto. In Zèugma le opere sonore e le opere video, nate autonome, sono presentate simultaneamente, messe nella condizione di intersecarsi e dialogare generando nuove e scorrette modalità di lettura: una ricezione urbana che va verso l'attraversamento e la sovrapposizione rispetto alla frontalità e monodirezionalità. Dopo la prima esperienza milanese da Dimora Artica con Urkuma, Martino Nencioni, The Cool Couple e Nico Angiuli, c'è stata anche una tappa tarantina nella Domus Armenorum con Nicola Ratti, Donato Epiro, Rossella Piccinno, Casali&Roubini e con la presentazione live dell'album di Gaspare Sammartano: anche quella è stata una gran bella serata :)

(donnaelettricablog: io c'ero!)


Nel documentario Ogni Cosa Rosa il suono, la musica, i rumori della città sono elementi necessari. Taranto non conosce il silenzio è una bellissima frase dell'articolo di Mario Desiati utilizzato e citato dalla voice-over del film: ci è sembrato un elemento adatto alle immagini ed ai suoni della notte produttiva tarantina o quelli privati del silenzio nel cimitero rosa di San Brunone. Tutti i suoni della città sono una leva nel film: da quelli del mare, delle voci e delle barche a quelli della riserva naturale Palude La Vela, del pallone, della radio. La relazione tra immagine e suono è molto invitante come corto circuito, come leva, come memoria. Durante una residenza a Cosenza mi sono interessata alla figura degli ultras come dialogo e forma di racconto della città. Successivamente ho realizzato un'opera per una mostra all'interno di uno showroom a Milano con l'audio di uno storico coro da stadio, le cui frasi erano tradotte e trascritte sui k-way utilizzati solitamente dalle varie tifoserie.


Con il Covid-19 gli aspetti pratici della vita di un artista sono diventati più complessi. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Come si comporta un’artista come te già scalfita da realtà difficili, difronte ad una nuova crisi?


Sto lavorando ad un film documentario. È un biopic che parla di similitudini e differenza attraverso la carriera e la vita di due atlete. Naturalmente il Covid-19 è entrato nella vita di tutti ed inevitabilmente ha modificato questo progetto: tutti gli eventi sportivi sono stati annullati e molti aspetti del documentario sono stati rallentati e soprattutto stravolti: ma, a livello filmico, in questa deviazione dalla realtà, dai propositi, dal disegno, si cerca un proprio senso, personali soluzioni.

Grazie Patrizia per la tua disponibilità e per il tuo importante lavoro! il mio sogno è quello di realizzare una residenza artistica a Taranto, appena si potrà, con la partecipazione di tutte le donne elettriche tarantine che presenterò in questo blog. Accetti l’invito? : )

Si se sarà possibile volentieri!




Commenti


Sign-Up to Our Newsletter

Thanks for submitting!

© 2020 by LaDonnaElettricaBlog. Proudly created with Wix.com

bottom of page