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La ragione del Fiore e altre storie

  • ladonnaelettrica
  • 9 feb 2021
  • Tempo di lettura: 6 min

In conversazione con Alessandra Guttagliere.

Alessandra Guttagliere è un'artista ma è anche una “trovatrice”. Scenografa, fotografa, poeta, la sua magnetica arte dal volto semplice è la perla risultante dalla sua pratica di espandere linguaggi, classici e contemporanei, oltre il senso, favorendo le folgori, gli attimi di ispirazione. E’ una avventuriera delle parole, arti antiche mistiche e luoghi. Scenografa, più interessata alla scenografia verbale, laureata con uno studio sulla migrazione della poesia da un linguaggio all'altro, da una persona all'altra, il suo lavoro è stato visibile al MAXXI (fotografia e poesia) alla Triennale di Milano (fotografia e poesia) ai Musei e Parchi Archeologici Nazionali di Cartagine e Firenze (arti visive e performative) è stata la tarologa del Pavillon des Canaux a Parigi. Come scenografa firma il cortometraggio vincitore del David di Donatello 2015, e il lungo che nello stesso anno vince il RIFF. Come costumista progetta per la danza contemporanea Anthologie Bleutenlese costumi in seta dipinta con i fiori selvatici, a Monaco di Baviera nel 2020.


Conosco Alessandra, da circa 6 anni, credo, forse anche di più e ho avuto un impatto forte con la sua persona, mi hai dato l'impressione di essere una donna intensa, vitale e brillante, sono sempre stata affascinata dalla sua personalità poliedrica e talentuosa. Praticamente esprime la sua arte fondendo diverse forme di linguaggi come quello della parola, quello sonoro e quello visivo che indaga in tantissime direzioni. Ha tutta la mia stima per essere un'artista libera che non si lascia condizionare nel tentativo di coincidere con un modello o con le aspettative altrui. Infine, ciò che la connette fortemente con l'essere individuata da me come una "donna elettrica" è questa modalità etica di trattare questi linguaggi attraverso una dimensione umana che trova la meraviglia nei dettagli, nelle piccole cose, nell'innocenza di un fiore, ad esempio. Da ciò che mostra nel suo profilo instagram e sul suo sito, Alessandra lavora da tempo con tessuti e pigmenti naturali che derivano direttamente dalle piante utilizzati come decorazione per indumenti, tele, carta o come sfondi per le sue fotografie.


ECO-STORIA: ALESSANDRA SPIEGA COSA L'HA SPINTA A SCEGLIERE DI CREARE ARTE SOSTENIBILE A BASSISSIMO IMPATTO AMBIENTALE E A MISURA D'UOMO:


Guardo molto vicino a me, se passeggio al mare, una conchiglia può iniziarmi ad anni di ricerca. Da bambina assemblavo a nodi abiti con scarti di mia nonna, nella mia educazione non si è mai buttato niente. Cambio ancora i bottoni con rimasugli del Novecento. Compro pochissimo, se proprio devo, coltivo l'orto da un decennio. Trovo con fiducia ciò che nutrirà la mia arte intorno a me, raramente cerco. Così sono arrivata ai fiori, scegliendo di vivere più che potessi lontano dalle dinamiche della città, i negozi, rumore, più vicina all'odore, ho un odorato sviluppatissimo, quasi animale. I fiori ci sono, non si comprano, e proprio per questo non si sprecano. La raccolta è una cosa tra me e loro e se dovessi sprecarli la natura mi sarebbe da testimone, dunque lo sarei io stessa, e chi è il peggior giudice..? I fiori mi portano fuori, nel mondo, conosco le fioriture di ogni striscia di terra dei miei paraggi e dei paesi vicini, ho tutto registrato nella mente, mese per mese. La macchia mediterranea, i fiori che appaiono negli oliveti non trattati chimicamente, i fiori delle erbacce bordi delle strade. Raccolgo l'indaco per farne pigmenti per dipingere in modo tradizionale oppure per trasmutarli su seta con la pratica e filosofia che chiamo Scénofiorìe, ma quello che preferisco è semplicemente andarli a trovare, come si fa con gli amici senza preavviso.


Cosa cerchi che un fiore possa restituirti?


In un periodo di vita a Parigi, una donna dopo una consultazione del Tarot, mi ha donato un suo disegno chiedendomi prima di sceglierlo a occhi chiusi tra molti. Pescai l'immagine di un viso femminile con gli occhiali contornati di rami, si chiamava Fleuraison. In quel periodo da tarologa, indagavo la lingua francese, provando a impararla stimolando il mio lato poetico, leggevo trattati sulla medicina cinese simbolica, giocavo con le parole. Fleuraison notai fosse composta da fleur e raison, alla lettera ragione e fiore. Ho chiesto al fiore quale fosse la sua ragione (d'essere) e negli anni mi ha risposto. E la cosa più importante non è tanto la risposta, ma quegli anni che ho impiegato a leggerla.


Nella tua biografia ho letto che la tua ricerca ha come focus l'unità tra poesia e vita e tra le sue ispirazioni ci sono le parole che consideri come magiche, canti e suoni, natura e storie universali. A questo proposito mi chiedo cosa significhi per te il concetto di "magia". Le dai un significato taumaturgico?

La magia è per me una parola per dire amore, natura. Sono parole sorelle non taumaturgiche, che non descrivono miracoli, ma la realtà. Amare è essere secondo la propria natura, questo porta nella vita la magia, i miracoli li facciamo tutti noi uomini comuni.


Ho letto che sei stata la tarologa del Pavillon des Canaux a Parigi, in questo caso come hai espresso la tua creatività? Questa esperienza quali scintille creative ti ha fornito per generare rinnovate idee?

In parte ti ho risposto raccontandoti di fleuraison, così ho trovato i fiori: da tarologa. Ma se siamo noi stessi la nostra creazione, prima dell'opera che potremmo realizzare, o non realizzare, ho creato una unione con la città, con l'altro appartenente ad un luogo e cultura differente. Il Tarot è un'arte altissima di incontro con l'altro. Lo studio dal 2008, e mi ha insegnato che prima di dire qualsiasi cosa all'altro, bisogna operare su se stessi.



Ricordo di aver ascoltato le tue bellissime tracce musicali al Panama Studio di Angelo Losasso, è possibile ascoltare qualcosa di quel lavoro o è rimasto in cantiere? Rispetto alla musica (se vuoi puoi considerare questo come un concetto platonico) come ti relazioni? Cosa cerchi quando indaghi il suono?

E' passato tanto tempo! era credo il 2014, seppur si trattasse di una collezione cospicua di registrazioni, lavoro notturno con Angelo di mesi, non era destinato ad un pubblico ma alla semplice esperienza del canto, della musica, della collaborazione con tanti altri musicisti. La musica per me è estremamente concreta, come prendere una arancia in mano, come l'odorato. Prendo uno strumento e lo suono, se ci riesco! così come con la voce, mi metto calma, respiro e canto. E' quasi...fisiologico! Non è un discorso di intonazione, di perfezione tecnica, compositoria, piuttosto un gioco selvaggio senza correzione di bozze! da scenografa posso anche dire che per me la musica scolpisce lo spazio come una architettura. Con la musica mi misuro, so quanto peso, dove arriva il mio braccio, un vecchio pianoforte in un monastero a Firenze mi ha detto della superficie della stanza vuota; era primavera e registrai April con un vecchio Ipad. Dopo alcuni anni ci cantai sopra..ecco un'altra qualità della musica per me, è senza tempo. Molte tracce le ho registrate nell'arco di diversi anni, al giusto momento. Mi fa sentire che tutto è fisico e allo stesso tempo energetico, presente e precario. mi emoziona in modo fortissimo.

Per aggiornarti sulle ultime novità in ambito musicale sono molto contenta di dirti che il mio brano Miranda fa parte della compilation Boarding Songs della Osci Edizioni e potete ascoltarlo qui:

Un brano meraviglioso Alessandra, grazie per questo contributo. A questo punto sarei curiosa di ascoltare un altro tuo brano e magari puoi anche guidarci nel suo ascolto?


Ho scelto un pezzo che possa forse restituire il respiro del pomeriggio d'estate in cui l'ho registrata, il caldo era così forte, il battito rallentato, fino a uno stato di meditazione in cui puoi ristabilire la temperatura del corpo, quasi smettere di respirare. Avevo da poco ripreso a registrare delle mie composizioni dopo diversi anni, nel frattempo avevo solo continuato a registrare suoni ambientali di viaggio, Tunisi, Parigi, Meteore, Italia. Questa invece, pensa un po', viene dalla stanzetta adiacente la cucina.

Forse il blog della donna elettrica è il mio tentativo di realizzare qualcosa di magico, a modo mio. Non so il perchè ma ho sentito l'esigenza di concentrare l'energia di tutte le donne elettriche che conosco in un unico spazio e poi chissà. IL mio sogno sarebbe quello di realizzare una residenza a Taranto in cui far interagire tutte queste meravigliose creature. Il nome di questo blog è ispirato al titolo del film di Benedikt Erlingsson del 2018. Halla, la protagonista del film incarna l'essenza dello spirito femminile e le contraddizioni che lo animano: la donna dirige un piccolo coro nella verde ed educata Islanda e nessuno sospetta che sia anche l’ecoterrorista a cui il governo e la stampa danno la caccia da mesi, per i ripetuti sabotaggi (con il solo ausilio di un arco e una freccia) che ha compiuto contro le multinazionali siderurgiche che stanno attentando alla sua splendida terra. Penso che ci sia una Halla in tutte le artiste che sto contattando. Taranto è la tua città, come donna elettrica (da me consacrata) quale gesto (o quale rituale) dovremmo compiere per aiutare la nostra città a guarire? ? ?


Chi ha guidato la mia crescita a Taranto, era apolide e sradicato, mistico, per questa educazione ricevuta e per indole non ho sviluppato un particolare legame con nessuna città, ho vissuto da piccola il mare della Litoranea Salentina poi mi sono ritrovata nella mia città di elezione, poi nomade e oggi in genere poco interessata alle città. Il senso di appartenenza nei confronti di luoghi, persone o oggetti non è qualcosa di cui soffro, o godo. Sebbene mi sia trovata a lavorare più volte nel contesto tarantino, manco dell'animo dell'artista engagé. Quindi non saprei cosa dire, se non: chiunque tu sia, ovunque tu sia, sii se vuoi essere quel che puoi essere.


GRAZIE ALESSANDRA, GRAZIE DI ESSERCI DONNA ELETTRICA, SPERO A PRESTO!

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